Descrizione
Sabato 26 settembre 2026 alle ore 18:30 presso lo spazio espositivo Pallavicini22 Art Gallery in Viale Giorgio Pallavicini 22 a Ravenna, si inaugurerà la personale di Paola Babini “Sedimentazioni liquide” a cura di Luca Maggio.
La mostra rimarrà allestita fino al 3 ottobre e sarà aperta al pubblico dal giovedì al sabato feriali dalle 17 alle 19 o su prenotazione contattando pallavicini22.ravenna@gmail.com. Ingresso libero. La mostra è inserita nel programma della Farini Social Week 2026.
La Mostra
Sono numerose le implicazioni che questa artista pone nel produrre opere senza uso di pennelli, piuttosto stratificando immagini, colori, supporti plastici. Ciò che li tiene insieme è il tempo. E, con le sue mescolanze, della natura del tempo parla appunto Paola Babini. Come ricorda Carlo Rovelli, fulminante fu la scoperta einsteiniana per cui “l’idea che esista un adesso ben definito ovunque nell’universo è quindi un’illusione, un’estrapolazione illegittima della nostra esperienza. (…) Il “presente dell’universo non significa nulla.” A prima vista le scene della Babini paiono immobili, come se nulla sia accaduto, almeno non in senso cronologico-orizzontale. In esse, in verità, tutto coesiste, a partire da ciò che nel tempo si forma e poi scava e risale. In esse ci si immerge e si traversano percorsi interni a sé, a un inconscio individuale e collettivo. Inoltre, queste sovrapposizioni, che sembrano richiamarsi al già vissuto restando però sfuggenti, sono sempre prive di esseri umani, ma non della presenza umana.
Dice la stessa Babini: “Il fascino della natura mi travolge, si fondono nella mia mente fluide atmosfere che si nutrono di colore e agganciano la memoria, le opere diventano luoghi dove natura e storia s’intrecciano.”
L’artista
Paola Babini vive e lavora a Ravenna. Ha studiato pittura con il maestro Umberto Folli presso l'Accademia di Belle Arti di Ravenna. Dalla fine degli anni '80, ha esposto in numerose mostre personali e collettive. Attualmente è direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna con incarico in corso dal 2023 e docente di ruolo di Tecniche pittoriche all’Accademia di Belle Arti di Bologna.
Lavora da tempo sulla memoria, una memoria personale e d'affezione dove lo sguardo, nel corso degli anni, si è gradualmente spostato dall'indagine autobiografica a quello su un esterno sempre filtrato da un'esperienza in qualche modo sentimentale, saldamente corporea e organica. I materiali fortemente sperimentali, tra il fisico e l'organico, sono oggetto di una sperimentazione continua in cui le caratteristiche fisiche e organiche acquisiscono uno status poetico al pari del gesto. Si addensano così sedimentazioni quasi oniriche che costruiscono visioni di senso, personale e, insieme, collettivo nelle quali la fotografia incontra il gesto pittorico e materico, raffreddandolo nella stratificazione di pellicole, carte, disegni, pittura e plexiglass. Non è però mai un linguaggio minimalista il suo, ma fieramente denso di rimandi, citazioni corporee, simboliche, storiche, metaforiche nelle quali la quotidianità dello sguardo e della narrazione si trasfigurano, si neutralizzano, sporcandosi di terra, di mani, di gesto, di storia. L'uso del plexiglass appare una scelta felice, è un materiale in sé prezioso esteticamente, che valorizza le rifrazioni cromatiche moltiplicandole come un caleidoscopio fornendo così alle opere e alle scatole un riflesso che proietta un'ombra colorata con effetti affascinanti di moltiplicazione della luce e dell'immagine. Un'alternanza dominata da pieno e vuoto, trasparenza del materiale e colorazione dello spazio. L'artificio come necessità di vita nella scelta degli oggetti e nell'aspetto formale di rappresentarli, nascono così alchimie strane utilizzando superfici specchianti o scatole trasparenti sempre comunque ricche di colore. Come afferma l'artista: «Il fascino della natura mi travolge, si fondono nella mia mente fluide atmosfere che si nutrono di colore e agganciano la memoria».
Paola Babini si affida ad una narrazione attenta della realtà circostante, catturata attraverso il mezzo fotografico e mischiata alle nostre memorie storiche. Come in una sorta di collage dell'anima, ricostruisce un passato e lo sovrappone al presente accostando fotografie di elementi paesaggistici a disegni di rovine dell'architettura antica e imprigionandoli poi assieme in teche trasparenti che fungono da reliquario mnemonico e racchiudono la visione fermando l'istante in un processo di liquefazione dell'atto. Una scatola invisibile che cristallizza l'immagine data per volerla conservare nel tempo, che fissa irrimediabilmente le suggestioni e i colori incontrati per caso durante i suoi viaggi nell'alternarsi armonioso delle stagioni, i verdi dei campi e dei grandi alberi che si stagliano nella campagna, i gialli vivaci delle foglie cadute, la lucentezza dell'acqua. Immagini liquide rarefatte non esattamente messe a fuoco e non completamente finite, frammenti di vissuto che si muovono in trasparenza, tra le cornici specchianti, fondendosi assieme in un amalgama che va a cancellare l'idea spazio-temporale e non permette più la distinzione tra memorie e realtà effettiva.
L’evento
Promossa e organizzata da CARP Associazione di Promozione Sociale, Spazio Espositivo PALLAVICINI 22 Art Gallery, Archivio Collezione Ghigi-Pagnani, la mostra si avvale del patrocinio di Assemblea legislativa Regione Emilia Romagna, Comune di Ravenna Assessorato alla Cultura, Accademia di Belle Arti di Ravenna, Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico centro-settentrionale e del sostegno di SAGEM srl, Gruppo SAPIR, La BCC Ravennate Forlivese e Imolese.
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