Descrizione
Un organista che ha fatto del suo strumento un laboratorio. Un trio che porta Eddy Louiss là dove la sua musica è ancora poco esplorata.
Carlo de Wijs è tra i protagonisti più originali della scena Hammond europea. Olandese, formatosi al Conservatorio di Rotterdam con lode, ha costruito nel corso di oltre trent’anni una carriera che attraversa il jazz, il funk e la musica da camera, collaborando con artisti come Candy Dulfer, Steve Lukather dei TOTO, Gary Brooker dei Procol Harum, Joe Lovano, Han Bennink e la Metropole Orchestra diretta da Vince Mendoza. Nel 2022 ha conseguito il dottorato di ricerca all’Università Erasmus di Rotterdam con una tesi sulla storia e l’innovazione dell’organo Hammond — un percorso accademico che nasce direttamente dalla pratica: fin da giovane de Wijs ha smontato, modificato e reinventato il suo strumento, fino a costruire il Modular Hammond, un B3 degli anni Cinquanta trasformato in un ibrido unico tra tecnologia analogica e digitale.
Con questo strumento, de Wijs rende omaggio a Eddy Louiss (1941–2015), il grande organista francese che vinse il Prix Django Reinhardt a ventitré anni e formò con Stan Getz uno dei quartetti più affascinanti del jazz europeo degli anni Settanta. Il programma della serata non punta sui titoli noti: de Wijs e i suoi compagni hanno scelto quelli che considerano i capolavori meno conosciuti di Louiss, affiancandoli a composizioni originali. Il trio si completa con Barend Middelhoff al sassofono — olandese di nascita, da decenni attivo a Bologna, tra i musicisti jazz più apprezzati della scena europea — e con il batterista torinese Alessandro Minetto, con alle spalle cinquant’anni di palchi in tutto il mondo e collaborazioni con Lee Konitz, Benny Golson, Jimmy Cobb e Kyle Eastwood.
Il risultato è un concerto che parte dalla tradizione dell’organo Hammond e la reinterpreta con uno sguardo europeo: radicato nel groove, aperto alla sorpresa.